Spazioporto in Italia: il primo d’oltreoceano

Firmato l'accordo per la realizzazione di uno spazioporto tutto italiano: così il nostro paese diventa protagonista del "Commercial Space Transportation".

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L’Italia guadagna l’accesso allo spazio su base commerciale grazie al Memorandum of Cooperation firmato tra la statunitense Federal Aviation Administration (FAA), l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI): verrà, infatti creato il primo spazioporto d’oltreoceano.

L’accordo rientra nelle politiche di sviluppo economico derivanti dalle attività spaziali, la cosiddetta Space Economy ed è stato ottenuto grazie all’impegno dell’Ambasciata italiana a Washington e in particolare all’addetto alle politiche spaziali di tale rappresentanza diplomatica, il Generale Roberto Vittori, che ha presentato la cerimonia.

Il Memorandum of Cooperation è una rivisitazione ed estensione ad ASI di un precedente accordo tra FAA ed ENAC scaduto lo scorso Marzo. Centrale è la realizzazione di uno spazioporto in Italia come ha affermato il presidente dell’ASI Roberto Battiston il giorno della firma:

Spazioporto_italia
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“Dobbiamo capire che azioni come quella di oggi sono propedeutiche ad obiettivi ambiziosi, come la realizzazione di uno spazioporto in Italia. Come ASI crediamo che tali obiettivi per quanto ambiziosi siano perseguibili, in un contesto di collaborazione pubblico-privato, facendo passi in avanti sulla base di concrete pianificazioni pluriennali. Non vogliamo realizzare una semplice pista d’atterraggio, una cattedrale nel deserto, ma un luogo dove partano e arrivino navicelle spaziali, per quello che sarà il turismo spaziale o base di lancio per la messa in orbita bassa di nanosatelliti”.

L’idea è quella di realizzarlo in una località del Sud o del Centro Italia: “L’Italia per motivi climatici, per il bel tempo che ci permette visibilità, perché siamo circondati dal mare, offre zone più adatte a partire e atterrare, con meno rischio ambientale. Sono caratteristiche che rendono questo Paese interessante per uno spazioporto”.
L’obiettivo è quello di avviare la sperimentazione di 
navette spaziali suborbitali per il turismo spaziale e per il trasporto merci e passeggeri riducendo notevolmente i tempi di collegamento.

Anche l’industria appare decisamente interessata, presente all’incontro infatti Vincenzo Giorgio, amministratore delegato della Altec. Si apre così per il nostro Paese la prospettiva di essere fra i protagonisti di un settore con un volume di affari per miliardi di dollari. “Il caso economico c’è” sottolinea Battiston. “Il volo spaziale turistico, ad esempio, ormai è prossimo. Questo nuovo mercato ha bisogno di zone dove poter garantire l’atterraggio dei veicoli spaziali in varie parti del mondo, spazioporti che compongano quella rete necessaria per il successo di tale mercato.”

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La ‘Commercial Space Transportation’ rappresenta una importante transizione verso lo sfruttamento dello spazio a fini commerciali da parte di privati, e non più esclusivamente delle istituzioni pubbliche. Il trasporto spaziale è quindi un’opportunità di business per il paese e le imprese italiane. I fruitori sono già stati individuati: Nasa, Virgin Galactic, Blue Origin, Bigalow, Space X e Orbital Atk.

Fondamentale trovare un’intesa a livello di regolamenti: “Insieme alla Faa e all’Asi ci incontreremo per adeguare regole comuni”, ha cooncluso Marasà, vice direttore generale di ENAC.

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