Negli ultimi anni, l’Europa ha avuto un ruolo sempre più importante nella ricerca spaziale, e anche l’Italia, grazie alle attività svolte fondamentalmente a Torino e Colleferro. Quindi non poteva mancare un velivolo spaziale, completamente europeo, in grado di fare rientro in atmosfera e in più, riutilizzabile. È il caso dello Space Rider, un velivolo senza equipaggio e ancora in fase di sviluppo, che si avvicina sempre di più a diventare realtà, sopratutto dopo gli accordi firmati il 30 novembre scorso a Parigi.

Il contratto da 37 milioni di euro è stato siglato tra l’Agenzia Spaziale Europea e i co-contractor, Thlaes Alenia Space (Thales-Leonardo) e la European Launch Vehicle (ELV: società costituita da Avio e dall’Agenzia Spaziale Italiana) per la progettazione e lo sviluppo preliminare del nuovo sistema di trasporto.

Lo Space Rider e l’accesso autonomo dell’Europa allo spazio

Diretta evoluzione della capsula di rientro europea IXV, lo Space Rider è sempre più vicino a diventare una realtà grazie all'accordo firmato nei giorni scorsi.
Rientro della capsula Space Rider. Credits: www.askanews.it

Il nuovo velivolo verrà lanciato a bordo del lanciatore VEGA dell’ESA, nella sua nuova versione C, dallo spazioporto europeo della Guyana Francese. Space Rider, inoltre, è l’erede della capsula di rientro europea IXV, realizzata in Italia grazie all’incentivo dell’ASI, che effettuò il primo volo suborbitale di prova nel febbraio 2015 con rientro e ammaraggio.

“Lo sviluppo di Space Rider rappresenta – puntualizza il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – una grande opportunità per l’ESA e per la Strategia Europea Spaziale. Space Rider deriva da due grandi successi dell’ESA basati sul contributo determinante dell’industria italiana, il lanciatore Vega con il motore Avum e la navetta IXV.”

Diretta evoluzione della capsula di rientro europea IXV, lo Space Rider è sempre più vicino a diventare una realtà grazie all'accordo firmato nei giorni scorsi.
Scherma di lancio e rientro dello Space Rider. Credits: www.lockheedmartin.co.uk

Il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA) sarà fondamentale nello sviluppo dello Space Rider, nonché nell’incremento delle applicazioni di telecomunicazioni satellitari. Come già affermato più volte dalla NASA e la SpaceX, le ricerche aerospaziali attuali vanno oltre il semplice rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale, la cui fine è prevista per il 2024. Il nuovo velivolo europeo ha come obiettivo fondamentale quello di costituire un sistema di trasporto sostenibile, indipendente e riutilizzabile senza equipaggio per operazioni suborbitali e per future missioni, prima sulla Luna e poi, naturalmente, verso Marte.

“Space Rider – prosegue Battiston – potrà operare nello spazio per vari mesi, realizzando esperimenti con strumentazione che potrà poi tornare a terra, aprendo anche la strada alla costruzione di materiali in condizioni di microgravità e segnando l’inizio dell’industria europea 5.0 nello spazio, con potenziali importanti ritorni economici”

Vega E: la nuova evoluzione del lanciatore europeo

Diretta evoluzione della capsula di rientro europea IXV, lo Space Rider è sempre più vicino a diventare una realtà grazie all'accordo firmato nei giorni scorsi.
Rappresentazione artistica del Vega e le sue evoluzioni. Credits: www.esa.int

Sappiamo che a sistemi di rientro sempre più tecnologici servono dei lanciatori anch’essi sempre più efficienti. È il caso del Vega E (Vega Evolution) per il quale si è firmato un contratto di 53 milioni di euro nel salone parigino. Questo progetto, con il quale Avio è capofila di una decina di aziende, rappresenta l’evoluzione di medio termine del lanciatore Vega.

Lo stadio superiore ha un rivoluzionario motore a ossigeno e metano liquidi, tecnologia che gli conferisce un bassissimo impatto ambientale e capacità di riaccensione multipla, caratteristica che consente al lanciatore una maggiore flessibilità nelle manovre orbitali.

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