Questa storia è abbastanza risaputa: “Senza tuta spaziale, l’uomo nel vuoto esploderebbe!”.
Ebbene, se qualcuno cercherà, da oggi, di propinarvi questa storia, potrete rispondere a tono: “No, assolutamente. L’uomo non esplode. Al massimo si gonfia. Ma la causa della morte non sarebbe questa“.

Sulla Terra l’uomo viene continuamente protetto dall’atmosfera (che tanto viene data per scontata): ci protegge dai dannosi raggi X e ultravioletti del Sole e mantiene costante la temperatura. Ora, qual è la falsa credenza che si è creata? Beh, essendoci il vuoto nello spazio,  viene naturale pensare che la pressione interna del nostro corpo ci farebbe esplodere. 

Non proprio. Il pericolo maggiore del rimanere nello spazio senza tuta spaziale (che, come forse saprete, è letteralmente gonfiata come un palloncino per premere sul nostro corpo come fa l’atmosfera) non è la deflagrazione, ma l’embolia e l’ipossia.

L’embolia è la formazione di bolle all’interno dei nostri fluidi quando la pressione ambientale si riduce velocemente: la sperimentano sulla Terra i subacquei, quando risalgono troppo velocemente dalle immersioni. Nello spazio, però, non sarebbe l’azoto a bollire, ma l’acqua stessa: il punto di ebollizione (che dipende strettamente dalla pressione atmosferica) sarebbe più basso della temperatura corporea (37°C) e quindi comincerebbero a formarsi bolle in tutti i tessuti, non solo nel sangue. Bolle di vapore acqueo che gonfierebbero il nostro corpo fino al doppio del normale, ma senza farci esplodere: tutto grazie alla pelle, che è estremamente elastica e resistente. Per inciso, formazione di bolle non vuol dire ebollizione. Non bisogna immaginare il sangue come una pentola sul fuoco: in caso di embolia la temperatura corporea rimane costante. Certo, il nostro corpo sarebbe in preda a dolori lancinanti per i molteplici infarti qua e là nei tessuti, ma almeno il nostro corpo resterebbe integro!

Un altro problema del rimanere senza tuta è la carenza di ossigeno, che porterebbe ad una perdita di coscienza in meno di 15 secondi. No, non potete trattenere il fiato per resistere un po’ di più: quell’aria che trattenete nei polmoni ha una pressione, e ha tutta la voglia di uscire visto che fuori c’è il vuoto assoluto. Il calo repentino della pressione è in grado di far aumentare di volume l’aria nei polmoni così in fretta che, anche se dovessimo provare a trattenerla, potrebbero rompersi!

Dopo aver perso conoscenza, dureremmo probabilmente un paio di minuti prima di morire. Naturalmente dovete mettere in conto tutti gli ultravioletti che ci brucerebbero la cute senza pietà. Non solo: i fotoni ad alta energia (raggi X e gamma) danneggerebbero istantaneamente e continuamente il nostro DNA, causando il cancro (se fossimo così forti da sopravvivere). Per non parlare della temperatura: a -270°C avremmo abbastanza freddo da andare velocemente in ipotermia, ma non da congelare all’istante.

Grazie a “Chi ha paura del buio?” per le preziose informazioni

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